Casa Museo

Il 3 luglio 2016, l’Amministrazione Comunale ha inaugurato il progetto "Case Museo Contadine", eleggendo Aliminusa "Paese della cultura contadina".

Il progetto parte con l’individuazione di case "tipiche”, adibite ad abitazione dei contadini, realizzate nel periodo tra la nascita del paese, collocata intorno al 600, e gli anni ’50 del secolo scorso. Case che, ancora presenti nel tessuto urbano e messe a disposizione del turista visitatore, hanno la triplice funzione di abitazione, ricovero di animali e conservazione delle provviste.

Il percorso "Case Museo Contadine" fa parte di un progetto innovativo volto a favorire la conservazione e la valorizzazione del patrimonio legato alla civiltà contadina, in esso i privati mettono a disposizione del visitatore le case inutilizzate che ancora sono "ferme nel tempo". Con la collaborazione del comitato scientifico, di personale comunale, volontari, si faranno rivivere al turista, attraverso i racconti degli anziani, nei pressi e dentro le case museo, la vita, i mestieri e le tradizioni di un tempo, insomma la casa museo sarà "viva" anche grazie alla presenza degli animali tipici nei pressi e dentro queste case.

La casa tipica, detta "terrana", era generalmente divisa da un muro centrale che differenziava le funzioni delle due parti di edificio, in una, anteriormente, veniva collocato il forno, la cucina a legno, con le due "quadare" (paioli in rame molto capienti) e in fondo si trovava posta la stalla. Nell’altra mezza casa, veniva ricavata, anteriormente una sala e posteriormente due alcove, separate dalla sala da due tende, che accoglievano il letto matrimoniale e il letto per i figli. Infine, ma non in tutte le abitazioni, c’era il solaio "solarello" collegato verticalmente con una scala a pioli, questi era suddiviso in scomparti con dei muretti per separare i prodotti agricoli (generalmente cereali). Le case a più piani, "le sollevate" erano appannaggio di pochi e cioè dei più ricchi tra i poveri. Questo tipo di abitazione si differenzia dalla "casa terrana" in quanto la zona notte era posta al primo piano. L’arredamento della casa era costituito da mobili poveri ed essenziali, tutti improntati alla massima economicità e praticità. I letti erano costituiti da due trespoli in ferro, sui quali venivano collocate delle tavole in legno e sopra i quali veniva sistemato il materasso in lana o più frequentemente un pagliericcio. Raramente e in casi eccezionali le abitazioni erano dotati di armadi, più frequentemente ed in un angolo veniva costruito uno "stipu", mobile a forma triangolare che veniva collocato in un angolo chiuso da due muri nel retro mentre la parte anteriore era in legno, un tavolo in legno e poche sedie, spesso non sufficienti per tutta la famiglia, una cassapanca con la doppia funzione: quella di deposito abiti ed oggetti e posto su quale sedersi, a "cunculina" braciere in rame sorretto da un trespolo in legno, a forma esagonale, attorno al quale la famiglia si riuniva in inverno. Attenzione particolare merita a "finistredda", ricavata con un arco costruito sul muro portante per esporre oggetti come piatti in ceramica e foto.

L’autenticità di questo mondo contadino ed il rispetto per la sua sopravvivenza sono nel cuore della comunità di Aliminusa e costituiscono l’essenza primigenia da cui il poeta Battaglia parte per realizzare il senso profondo della sua opera.


Il poeta Battaglia insieme agli anziani di Aliminusa.

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